IL BLOG DEL PONTE
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SOLIDARIETA'... ROBA DA MATTI
di Liana Palermo, volontaria "il Ponte" (02 Gennaio 2007)

Mentre il mondo scorre frenetico c’è un posto dove il tempo pare essersi fermato, dove la solitudine e la malattia si aggrovigliano alle pareti di un castello in cui non ci sono principi e principesse, ma donne e uomini con le loro storie e le loro vite non facili.

Ma come in tutti i castelli che si rispettino una piccola favola sta per iniziare a prendere forma. Il Castello della Quiete è una Residenza Sanitaria Assistitenziale (RSA) ubicata nel V Municipio ed accoglie circa 80 persone con problemi di disagio mentale.

All’interno di questa struttura, l’associazione di volontariato “il Ponte per la solidarietà e la cooperazione civile” ha deciso di realizzare un progetto che ha l’obiettivo di offrire a queste persone la possibilità di relazionarsi con un mondo, quello al di là delle mura, che per molti è solo un ricordo lontano.

I volontari non sono esperti in materia di patologia psichiatrica e neurologica, ma sono persone provenienti dai settori lavorativi più svariati accomunate, però, dalla voglia di non starsene a guardare e di sfidare i pregiudizi sulla malattia mentale. Non vogliono fornire un intervento specialistico, del quale gli “utenti” del Castello della Quiete usufruiscono quotidianamente, ma una solidarietà umana fatta di piccole cose: una parola, un sorriso, un abbraccio, una passeggiata.

A partire dal mese di Giugno scorso, ogni sabato mattina, i volontari si stanno recando presso il Castello per incontrare alcuni dei suoi ospiti. Il primo impatto non è stato facile: quanta sofferenza si leggeva negli occhi di alcuni e poi al momento di andare via un senso d’impotenza misto a tristezza invadevano il mio cuore: loro tra quelle mura e io, invece, che potevo ritornare in quel mondo che li ha dimenticati.Adesso però riesco a vedere le cose in una prospettiva diversa perché ogni volta che vado lì sento che qualcosa sta nascendo, che pian piano si sta creando un gruppo in cui non ci sono i volontari da una parte e gli ospiti dall’altra, ma persone che stanno condividendo le loro vite! Queste persone ci aspettano con ansia e al rientro dalle vacanze estive è stato bello sentirsi dire “Ma dove eravate finiti?”.

Ma anch’io mi ritrovo ad aspettare con entusiasmo questi incontri perché ogni volta ne esco umanamente arricchita.Per il momento le attività si svolgono all’interno di un locale della residenza e sono coordinate da uno psicologo. Ci si racconta della propria vita, delle proprie sofferenze e gioie, si ride, si scherza, si canta, si gioca una partita a carte, ci si scambiano i consigli più disparati che vanno dalla ricetta per un’ottima frittata al libro impegnato.

L’ambizione, però, è quella di poter un giorno creare un “ponte” che permetta a queste persone di valicare il fossato che circonda il loro castello e attraverso il quale si possa permettere loro di riaffacciarsi sul mondo che c’è fuori, di riappropriarsi di quelle cose della vita di tutti i giorni e poter andare tutti insieme a prendere un caffè al bar, ad una mostra di pittura, a fare una passeggiata per il centro di Roma.

Per raggiungere questo c’è tanta “burocrazia” da superare, ma “il Ponte” non si arrende!